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mercoledì 25 gennaio 2012

Piccolo estratto ch 07 del Circo

 Erwin, umano/cacciatore

l’oscurità che lo accompagnava di solito si era tinta di bianco e poi di blu… e aveva visto qualcosa davanti ai suoi occhi, come se riuscissero a vederci, era stato come un ricordo lontano, dimenticato da tempo ormai immemore che si riaffaccia agli occhi della mente: tutto era blu intorno a lui, mille teste e forse anche di più, tutto blu, si inchinavano e cantavano una litania che gli metteva i brividi, tutto era blu… poi tornò tutto ad essere nuovamente nero, tutto era tornato buio e disperazione, angoscia, aspettativa delusa.
[...]
Poi, quando mancava poso alla meta, di nuovo quella marea blu gli investì gli occhi, la mente, il corpo, fu sopraffatto da quella sensazione, soffocò cercando l’aria, come se davvero un immenso mare si fosse riversato su di lui per inghiottirlo, i polmoni gli bruciavano, mentre una mano gli si parava davanti agli occhi, come per aiutarlo a sorreggersi, Arden cercò di agguantarla in tutti i modi, ma solo lui riusciva a vederla, nessuna mano incontrò la sua, cadde a terra, ancora boccheggiando finché non svenne.

The Gregoriuses Circus by BlackSoil 

lunedì 16 gennaio 2012

Piccolo estratto ch 06 del Circo


nell'immagine: Sal


Il giovane tremò ancora, più forte mentre l’uomo ricopriva di attenzioni non volute il suo corpo, prima il torace, poi la pancia piatta leggermente scolpita dagli addominali, con uno strattone un po’ più violento lacerò i pochi vestiti rimasti lungo il suo avanzare, infine arrivò all’inguine, i lembi di tessuto ormai erano un pallido ricordo dei pantaloni che prima indossava il ragazzo, con forza si face strada fra le sue gambe, allargandole, una incastrata sulla sua spalla, l’altra bloccata dietro una gamba della sedia a cui era legato, insinuò la mano destra mentre l’uncino riapriva le ferite rimarginate da poco sulle cosce.
Un ghigno divertito si dipinse sulle sue labbra mentre il ditale si insinuava con prepotenza nella fessura del ragazzo, poteva sentire il sangue caldo e appiccicoso sulla mano, colargli sempre più giù, verso il gomito.
“avresti dovuto collaborare piccolo.” Gli disse avvicinansi al suo orecchio ed iniziando a leccargli il lobo con insistenza, l’agguantò con i denti e tirò con forza, un rantolo di dolore uscì dalle labbra del prigioniero ormai inerte.